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Marco Sgrosso ed Elena Bucci

- Compagnia Le Belle Bandiere -

 

 

 

 

..Questa malinconia mi confonde… e non so più chi sono"

Allora come oggi, ci sfugge la radice più profonda della pienezza e del benessere, distratti come siamo a preoccuparci di una sopravvivenza che vorremmo eterna, e ci troviamo a combattere con gli inferni di guerra, sopraffazione e vuoto che noi stessi abbiamo creato.

 

Ringrazio sentitamente Marco Sgrosso ed Elena Bucci per la disponibilità non comune nel rilasciarmi l’intervista in un momento in cui avrebbero dovuto occuparsi esclusivamente del montaggio delle scene e della recita che, di li a mezz’ora, li attendeva e quindi inizio subito col chiedere di parlarci della loro visione di questa commedia che stanno portando per le varie piazze italiane all’incirca da due anni.

 

Marco Sgrosso: questa produzione del "Mercante di Venezia" vede la collaborazione della nostra Compagnia, cioè "Le belle Bandiere" - formata da me, Marco Sgrosso, e Elena Bucci - e "Diablogues" formata da Enzo Vetrano e Stefano Randisi.

Per quanto riguarda la produzione di testi classici abbiamo collaborato attivamente con Leo de Berardinis, affrontato elaborazioni di diverse opere di Shakespeare partecipando agli allestimenti di "Amleto", "King Lear", "La Tempesta", "Totò Principe di Danimarca", "King Lear No. 1", "Lear Opera".

Come allestimenti recenti abbiamo messo in scena, e riprenderemo a breve, "Le Smanie per la Villeggiatura" di C. Goldoni, mentre come prossimo allestimento stiamo preparando un Macbeth.

In questo Mercante rivesto il ruolo di Bassanio; per affrontare questo personaggio mi sono richiamato alla novella italiana da cui aveva preso spunto Shakespeare e nella quale si evidenzia come Bassanio, presentandosi sotto le mentite spoglie di altri pretendenti, riesca in questo modo a garantirsi il buon esito della scelta dello scrigno.

Bardolatry: quindi tu appari nelle "mentite" vesti di Marocco e del Principe di Aragona prima di presentarti a Porzia quale realmente sei.

 M.S.: Sicuramente tutto questo dà una impronta meno "lineare" al personaggio che, se vogliamo, è un qualcosa che si può riscontrare pure nel suo rapporto - non del tutto chiaro - con Antonio.

B:Tra le cose che colpiscono di più analizzando questo testo è che, contrariamente a quando solitamente avviene nelle altre commedie, tutti i personaggi sembrano mancare di un "colore" preciso che li definisca; l’unico a essere perfettamente delineato è proprio Shylock.

M.S.: Questa è una commedia giovanile e lo si vede dal suo plot non perfetto, cosa riscontrabile invece nelle commedie della maturità quali Othello, Re Lear, Macbeth ed Amleto e dal fatto che i personaggi non riescono ad "apparire" compiutamente, risultando in un certo senso quasi abbozzati. Pure il personaggio di Antonio - che con la sua melanconia crepuscolare sembra quasi preludere al disagio esistenziale di Amleto - non riesce ad essere completo.

B: Il vostro, da ciò che si legge sul programma di sala, è un adattamento del testo operato in collaborazione con Randisi e Vetrano.

M.S.: Si, in qualche modo lo abbiamo adattato alle nostre esigenze pratiche per metterlo in scena; comunque, come detto prima, questa commedia non ha la perfezione delle commedie della maturità, come per esempio Re Lear nel quale non puoi assolutamente togliere alcunché. In questo caso ci siamo limitati, per esempio, ad eliminare i personaggi minori di Salarino e Solanio ma nel contempo abbiamo dato giusto rilievo al personaggio di Lancillotto.

 

Marco Sgrosso in Basso Napoletano

 

 A questo punto ci raggiunge Elena Bucci che in questo allestimento è Porzia

 B.: Parlaci un po’ del tuo personaggio.

Elena Bucci: Porzia è un personaggio strano che, in qualche modo, non riesce a scindersi dal suo mondo "magico"; sembra quasi si senta avvolta da questo destino fiabesco che l’imprigiona; tutto questo le impedisce di svincolarsi dalla volontà paterna che la costringe ad "essere scelta" da chi dei pretendenti saprà indovinare quale dei tre scrigni contiene il suo ritratto.

Questa aura di fiaba la fa, in qualche modo, assomigliare alla gelida principessa Turandot ed è proprio a questo personaggio che mi sono richiamata, lavorando sulle similitudini e sul loro comune destino che le imprigiona.

Se da un certo lato è lei che gestisce la vicenda, dall’altra subisce la sudditanza alla regola paterna assoggettandosi al suo destino.

B.: Interessante è il fatto che questo personaggio, pur costretto ad una passività nella gestione della propria vita, appare comunque decisamente "illuminato" e soprattutto autonomo nel comportamento. Riesce a travestirsi da "dottore in legge" e questo fa presupporre comunque una cultura ed una conoscenza non comuni.

E.B.: Shakespeare ha certamente osato presentando un personaggio di questo tipo; la sua è stata sicuramente una sfida ed il tutto doveva risultare abbastanza shockante per il pubblico dell’epoca.

B.: In effetti tu presenti una Porzia che risulta molto "moderna".

E.B.: Abbiamo provato a leggere la commedia in modo moderno ma senza un’intenzione "intellettuale"; non ci sono stati tradimenti nei confronti del testo - se si esclude l’aggiunta di un pezzo del "Lear" che dico alla fine - ma esclusivamente alcuni tagli.

Nel momento in cui abbiamo messo in scena questo Mercante c’era un periodo di gran confusione, uno slittamento delle certezze - soprattutto dovuto agli attentati dell’11 settembre - con dei cambiamenti di cui ancora adesso non stiamo capendo la reale portata. Si può dire che intravediamo la rotta da seguire ma non siamo in grado di cambiare; non siamo in grado di puntare verso qualcosa.

Oggi abbiamo gli strumenti intellettuali e le energie per reagire ma, nonostante il grande bisogno di educazione spirituale da contrapporre ad una visione materialistica, siamo vincolati a troppe cose e tutto questo assume un potere molto forte.

A questo riguardo mi viene in mente un testo che ho portato di recente cioè "Autobiografie di ignoti": è un mio pezzo drammaturgico, di cui pure ho curato la regia, che si svolge in un bar notturno. Questo luogo diviene una sorta di metafora di un mondo occidentale in cui c’è tutto ma dove le possibilità delle scelte morali sono molto ristrette questo sistema riesce a fiaccare anche le grandi volontà.

Se pensiamo alla Venezia del ‘500 non siamo molto distanti: era un mondo di mercanti e di traffici in cui il denaro era il valore più grande.

Shakespeare ha puntato su quella realtà concreta forse per farci giungere ad una meditazione particolare; questa non è una "tragedia" fine a se stessa; ci sono delle verità travestite da bugie e delle bugie travestite da verità e questo dà la possibilità di un altro sguardo nei confronti del denaro.

B.: In questo caso Belmonte rappresenterebbe un mondo fiabesco ed a sé stante..

E.B.: Finché non si cala all’interno del mondo reale; è la necessità di venire a patti con quest’altro mondo che ne fa scaturire la pienezza.

Se non si prova a leggere i drammi anche in modo doloroso questi rimangono inutili; se ti accosti a qualsiasi forma d’arte con una sorta di "protezione dal dolore" questa diviene una grande menzogna ed una cosa gestita dai Mercanti d’Arte.

Il nostro tipo di educazione tende a non accettare la spontaneità dei sentimenti come valore dell’individuo e questo fa sì che ogni esperienza venga preclusa e che manchi lo stimolo ad interpretare i codici che consentono la "lettura" di quello che ti viene trasmesso con l’opera d’arte.

B.: La Porzia che tu interpreti sembra aver ben chiaro che ciò che spinge Bassanio all’azione è il denaro ma, nonostante tutto, sembra accettarlo per quello che è.

E.B.: In Shakespeare c’è sempre una forte fase di evoluzione ed un delineare una tensione umana attraverso la quale ricercare una realtà che sta sotto quella "concreta"; lei accetta di misurarsi con questo rapporto d’amore senza dare un giudizio e accettando le debolezze.

B.: Capacità che le deriva dalla sua forza di carattere.

M.S.: Questa è una caratteristica che la contraddistingue al pari di una sorta di "cattiveria" .. il mettere alla prova la fedeltà di Bassanio, chiedendogli come "onorario" l’anello datogli in pegno d’amore, non è sicuramente una bella azione.

 

Elena Bucci in Autobiografie di Ignoti

 

B.: Sinceramente nessuno dei personaggi cristiani - o chi anela a divenire tale - si comporta in maniera consona alla dottrina che professa.

M.S.: Se vogliamo partendo proprio dalla figlia di Shylock, Gessica, che tanto desidera abbracciare la religione cristiana e che - per fare ciò - abbandona il padre, lo deruba e si sposa contro il suo volere.

Sicuramente l’amicizia tra Bassanio ed Antonio non è scevra di fraintendimenti, Porzia mette alla prova l’amore dello sposo tenendogli un "tranello".

 

B.: Viene quasi da pensare che l’unico personaggio a mantenere un comportamento coerente e privo di falsità è .. Shylock.

Ho visitato il getto ebraico di Venezia e mi ha colpito moltissimo quello che la guida ci ha detto: "Nel ‘500-600 a Venezia agli ebrei era, per legge, severamente vietavo lo svolgere altre attività che non fosse il prestare denaro ad interesse". Se si legge sotto questa ottica la tirata iniziale di Shylock nella quale sfoga tutto suo odio e il rancore nei confronti di Antonio non gli si può dar torto, soprattutto pensando che di discriminazioni ne deve aver subite!

M.S.: Ha tutte le giustificazioni possibili per suo operato sin quando non si accanisce a prenderete la libbra di carne, è lì che supera il limite.

Non mi permetto di togliere loro altro tempo prezioso prima della rappresentazione e li ringrazio nuovamente per avermi concesso questa gradevolissima chiacchierata seduti nelle poltroncine della galleria e concedendomi, di tanto in tanto, il piacere di perdermi osservando i preparativi che precedono lo spettacolo.

 

Silvia Nieder per Bardolatry - Aprile 2005